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Il
soggetto autistico, più che essere affetto da un ritardo, ha
modalità differenti di interpretazione e comprensione del
mondo che lo circonda. Per quanto molti presentano anche varie
e più o meno gravi forme di ritardo mentale o deficit che
aggravano ulteriormente la situazione.Gli ambiti nei quali
è possibile evidenziare le maggiori differenze interpretative
sono molteplici, cercheremo ora di esaminarli.Per quel che
concerne la percezione e l’attenzione esse sono
possibili attraverso l’elaborazione delle informazioni ed il
filtraggio degli stimoli che in ogni momento colpiscono il
sistema sensoriale, compito a cui è preposta l’attenzione
selettiva. Nei bambini autistici la risposta agli stimoli
sensoriali è anomala e, la loro attenzione, attratta da
stimoli marginali o inusuali. Per spiegare questo fenomeno
sono state avanzate diverse ipotesi, come quella che prevede
l’utilizzo dei sensi “prossimali” (tatto, gusto ed olfatto) in
maniera predominante rispetto ai sensi “distali” (vista e
udito) anche se, in realtà, questa pratica è comune ai
soggetti con ritardi mentali e viene anzi presto abbandonata
nel corso della vita dai soggetti autistici. Un’altra ipotesi
prevede che i bambini autistici si concentrino solo su uno dei
numerosi stimoli che gli vengono offerti o addirittura su una
parte di esso. Nell’osservare un bosco, la loro attenzione,
potrebbe essere attratta da un singolo albero o addirittura da
una singola foglia.
Un altro aspetto importante e da sottolineare è la tendenza
dei bambini autistici ad evitare lo sguardo delle altre
persone, altri studiosi ritengono invece che non vi sia
un’intenzionale ragione nel fare ciò, quanto possa invece
essere la conseguenza di una maggiore attrazione da parte
dello “sfondo”.Un punto di forza nei bambini autistici è
la capacità di elaborare informazioni visuo-spaziali, nel
localizzare figure nascoste, nel costruire puzzle. I bambini
autistici hanno difficoltà ad aggiungere significato alle
percezioni.Per quanto riguarda la motricità il
comportamento del bambino autistico è caratterizzato dalla
presenza di numerose stereotipie, gesti ripetitivi, senza
apparente finalità. Possono essere classificate in due gruppi,
il primo include quelle a carattere autolesionista che
provocano evidenti lesioni a carico del soggetto, le seconde
di tipo non autolesivo. I movimenti messi in atto con maggiore
frequenza sono: l’altalena (movimento continuo di oscillazione
del busto dalla posizione seduta); movimenti delle mani (gesti
isolati delle mani o per imprimere movimento agli oggetti o
per atteggiamenti autolesivi); l’andatura particolarmente in
punta di piedi o con il corpo in stato di ipotonia; movimenti
del capo (smorfie o atteggiamenti autolesivi quali picchiare
la testa contro una superficie). Oltre a queste stereotipie, i bambini autistici, possono
presentare dei ritualismi nel comportamento, ossia il ripetere
lunghe sequenze di azioni apparentemente senza ragione. Nel
caso delle azioni autolesive invece, queste possono essere
spiegate come la ricerca di forti stimoli sensoriali che non
vengono poi interpretati come nocivi a causa della ridotta
sensibilità al dolore. Una delle caratteristiche più tipiche del
linguaggio di soggetti autistici è l’ecolalia ovvero la
ripetizione di forme verbali appena udite o conosciute. In
passato veniva considerata un’inutile forma ossessiva di
stimolazione, recentemente se ne studiano le potenzialità
comunicative. Ad esempio, un simile atteggiamento, è
riscontrabile quando il soggetto non comprende il significato
di una frase o, il carico di informazioni a cui è sottoposto
in maniera verbale, risulta essere eccessivo. In tutte le
descrizioni dell’autismo è riscontrabile una grande difficoltà
nell’utilizzo dei pronomi. Tale fenomeno, definito
inversione pronominale, è caratterizzato dalla
frequente tendenza di sostituire il pronome “io” con “tu/voi”
e dalla scarsa attitudine all’utilizzo degli altri pronomi. In
passato si riteneva che il non utilizzo, o l’utilizzo errato,
del pronome “io” fosse sintomatico di un rifiuto di se o della
non presa di coscienza. In realtà è stato appurato che le
difficoltà insorgono per la scarsa flessibilità nella
comprensione della necessità di indicare i ruoli nella
conversazione. La scarsa flessibilità rende complicato
comprendere come mai una persona a volte sia “io” altre “tu”
oppure “lui/lei”. Ecco perché risulta più immediato, parlando
di se, utilizzare i pronomi che gli altri utilizzano con lui
quando gli si rivolgono. Tali difficoltà sono ampliate in
considerazione del fatto che i bambini autistici non
effettuano giochi di ruolo, che gli stimolerebbero ad imitare
e ad immedesimarsi in altri soggetti. In altre parole, ed
ancora una volta, il problema dev’essere attribuito alle
difficoltà di “percezione” del mondo esterno alla nostra
maniera. La comprensione letterale dei messaggi fa si che gli
autistici non tengano conto delle intenzioni comunicative
dell’interlocutore se non direttamente espresse. Come poc’anzi
detto, anche qui è da chiamare in causa l’incapacità dei
soggetti autistici di cogliere ciò che gli altri hanno
intenzione di comunicare, di apprezzare gli stati mentali
degli altri , a condizionare la loro possibilità comunicativa
e relazionale.
Altre particolarità, difficili da interpretare, e tipiche del linguaggio autistico, sono l’uso di espressioni strane e bizzarre che Kanner definì “linguaggio metaforico” oggi riconosciuto come linguaggio idiosincratico caratterizzato dall’uso di espressioni strane e bizzarre apparentemente non collegate al contesto nel quale avviene l’interazione verbale o ai contenuti della stessa. Viene definito linguaggio idiosincratico perché si tratta di parole che la persona può aver associato a contesti o esperienze passate e che usa senza preoccuparsi della comprensione da parte dell’interlocutore. Difficoltà di prosodia è l’ennesima caratteristica comune a chi è affetto da autismo ed è l’incapacità, o più spesso il non utilizzo, di intonazioni ai fini comunicativi, sempre a causa della difficoltà di interpretare gli stati d’animo propri ed altrui. Isole di abilità rappresentano capacità rilevanti in alcuni ambiti, ad esempio la lettura, pur con le stesse difficoltà di comprensione dei messaggi caratteristiche della loro condizione. |
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