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Come la Psicologia ricerca la scientificità dei suoi metodi
?Due i livelli da distinguere:
-
livello Epistemologico;
-
livello Metodologico;
Il livello epistemologico è il più astratto
e riguarda le assunzioni di ogni scelta metodologica, ogni
metodo utilizzato, infatti, poggia su presupposti filosofici,
ad esempio la scelta della procedura sperimentale è mossa
dalla ripetibilità degli eventi. Il livello metodologico,
inteso come criteri e norme che attribuiscono scientificità
nella prassi seguita, specifica l’ambito epistemologico al
quale ci si riferisce. Il livello epistemologico, dunque,
evidenzia i presupposti del metodo utilizzato giustificando i
motivi di quella scelta. Sebbene il matematizzare i dati al
fine di attribuire carattere scientifico alla psicologia si
auspicabile, quantificare i dati non è l’unico modo per
perseguire tale fine. Se ci limitassimo, infatti, ad
assurgere al metodo matematico l’unico modo per dare rilievo
scientifico, non potremmo prendere in considerazione i
contributi fondamentali di Kurt Lewin, di Jean Piaget e dello
stesso Sigmund Freud. Il metodo dunque è un insieme di
regole con funzione normativa rispetto alle procedure del
lavoro scientifico. Il procedimento di ricerca potrà essere
improntato di volta in volta secondo una logica di tipo
ipotetico-deduttivo, ma spetterà al metodo dettare i criteri
per l’accettazione o il rifiuto tra differenti ipotesi in
concorrenza. La verificabilità delle ipotesi, secondo Popper,
sarà dunque l’unico modo per stabilire se la conoscenza
conseguita è di tipo scientifico o meno, i cardini
metodologici di ogni prassi di ricerca saranno perciò
rappresentati dai principi della verificabilità delle ipotesi
teoriche. Fermo restando che l’adeguatezza delle regole
metodologiche, non può andare di pari passo con la loro
accuratezza. Quando ad esempio si parla del divario tra
metodo sperimentale e metodo clinico il problema
è quello delle procedure utilizzate per fare
psicologia. Nella sperimentazione, in psicologia, prevale
un processo induttivistico per il quale, ogni ricerca, origina
con delle osservazioni, da queste induce un’ipotesi
plausibile, e conseguentemente ulteriori osservazioni, che
inducono alla formulazione di un’ipotesi probabile. La
scoperta scientifica risulta dunque essere il frutto di una
serie di induzioni da fatti fra loro legati da
deduzioni. Nel procedimento induttivo, fondamentale
importanza è data dall’osservazione, spesso ripetuta, dalla
quale scaturisce un’ipotesi, successivamente sottoposta a
procedimenti sperimentali che ne valutano la probabilità.
Così, la significatività di un’ipotesi, originata
dall’osservazione dei fatti durante la sperimentazione, deve
passare al vaglio delle tecniche di sperimentazione, tra le
quali grande rilievo assume l’elaborazione statistica dei
dati.
La psicologia sperimentale, che tende ad un modello di
scientificità in linea con quello delle altre scienze
naturali, adotta prevalentemente il metodo di ricerca
induttivo, legato alla raccolta di osservazioni ripetute e
sistematiche. La psicologia clinica, ed in particolare la
psicoanalisi, è improntata su un metodo definito paradigma
indiziario, per il quale il fatto psicologico, malgrado il
suo essere frammentario ed ambiguo, è colto attraverso le
tracce e gli indizi che il ricercatore interpreterà. Questi
seguirà le piste che, ad esempio partendo da un sintomo
nevrotico, porteranno a strutturare le cause, partendo da
particolari che comunemente apparirebbero irrilevanti.
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