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Bulimia a peso normaleAttualmente si è verificato il rapido emergere di quello che sembra essere un nuovo modello di patologia alimentare: la sindrome bulimica in un individuo che mantiene il proprio peso a un livello normale. Le
bulimiche
di
oggi,
come
le
anoressiche,
sono
per
la
maggior
parte
donne,
ossessionate
dall’idea
della
magrezza
e
da
visioni
distorte
dell’immagine
del
proprio
corpo.
Ciononostante
il
loro
peso
non
scende
al
livello
pericolosamente
basso
che
caratterizza
l’anoressia. I
criteri
per
la
bulimia
nervosa
indicano
come
condizione
essenziale: a)
episodi
ricorrenti
di
orgia
alimentare; b)
frequente
ricorso
a
purghe
e
notevole
restrizione
alimentare
tra
un
episodio
e
l’altro; c)
persistente
ed
esagerata
preoccupazione
per
il
peso
e
la
forma
del
corpo. Per
meglio
comprendere
in
cosa
consiste
il
sintomo
dell’orgia
alimentare,
riportiamo
la
descrizione
di
un
episodio
bulimico: Cominciava
nella
tarda
mattinata.
A
mezzogiorno
sapevo
che
dovevo
abbuffarmi.
Uscivo
[….]
al
supermercato
in
fondo
all’isolato
e
compravo
un
gallone
o
due
di
crema
zuccherata
di
noci
e
un
paio
di
scatole
di
miscela
per
dolci
al
cioccolato
[…]
Sulla
strada
di
casa
l’impulso
di
abbuffarmi
diventava
sempre
più
forte.
Riuscivo
a
fatica
a
guidare
la
macchina
perché
non
pensavo
a
nient’altro
che
al
cibo.
C’è
un
negozio
dove
vendono
krapfen
lungo
la
strada.
Mi
fermavo,
entravo
e
ne
comperavo
una
dozzina
che
cominciavo
a
sgranocchiare
ancora
in
negozio
e
che
finivo
regolarmente
prima
di
rientrare
[…].
Mi
precipitavo
in
fretta
a
casa
con
l’impulso
di
abbuffarmi
che
cresceva
sempre
di
più
[…]
Mescolavo
rapidamente
la
miscela
e
mettevo
i
dolci
nel
forno
riuscendo
nel
frattempo
a
mangiarne
una
quantità
spaventosa.
Poi,
mentre
i
dolci
cuocevano
cominciavo
a
mangiare
la
crema.
Solo
continuando
a
mangiare
potevo
sopportare
di
attendere
fino
a
che
i
dolci
non
uscissero
dal
forno.
Alcune
volte
finivo
la
confezione
di
gelato
ancora
prima
che
i
dolci
fossero
cotti
e
li
tiravo
fuori
dal
forno
mentre
stavano
cuocendo.
In
ogni
caso
mi
mettevo
a
mangiare
i
dolci
anche
se
a
quel
punto
cominciavo
a
sentire
la
nausea
e
decidevo
di
fermarmi
dopo
averne
mangiati
due
o
tre;
che
diventavano
poi
cinque
o
sei.
In
poco
tempo
finiva
che
ne
mangiavo
quindici
o
venti,
e
iniziavo
a
sentirmi
male.
Cosa
sarebbe
successo
se
fosse
rientrata
una
delle
mie
compagne
di
stanza
e
avesse
visto
che
mi
ero
mangiata
venti
dolci!
L’unica
cosa
da
fare
per
nascondere
l’accaduto
era
finire
gli
altri
ventidue
dolci,
lavare
la
teglia
e
pulire
tutto.
Dopodiché
arrivava
la
depressione.
Andavo
in
bagno,
mi
mettevo
le
dita
in
gola
e
vomitavo.
Ero
tanto
brava
a
farlo
che
mi
veniva
quasi
automatico.
Non
ci
voleva
alcuno
sforzo,
c’era
solo
un
vomitare
immediato,
sempre
più
forte
finchè
dal
mio
stomaco
non
usciva
nulla
eccetto
un
liquido
chiaro
verde
pallido. Una
persona
può
restare
intrappolata
per
anni
in
una
situazione
del
genere
senza
chiedere
aiuto
e
senza
che
il
problema
sia
scoperto
dagli
altri.
Poiché
la
bulimica
conserva
un
peso
corporeo
più
o
meno
normale,
il
problema,
diversamente
che
nell'’anoressia,
può
restare
nascosto
sotto
una
facciata
di
normalità.
Inoltre,
a
differenza
di
quanto
avviene
nell’anoressia,
spesso
accompagnata
da
sentimenti
di
orgoglio
inespressi,
il
comportamento
della
bulimica
è
caratterizzato
da
un
atteggiamento
di
profonda
vergogna
e
imbarazzo.
Le
bulimiche
tendono
anche
ad
essere
turbate
dall’idea
di
perdere
il
controllo
di
sé.
Il
loro
atteggiamento
nei
confronti
della
richiesta
di
aiuto
è
tipicamente
ambivalente.
Esse
desidererebbero
ridurre
la
sensazione
di
disordine
creata
dal
loro
modello
di
alimentazione,
ma
nello
stesso
tempo
hanno
paura
che
venga
loro
tolta
la
libertà
di
abbuffarsi
e
vomitare. Numerosi
studi,
suggeriscono
che
la
bulimia
è
dalle
cinque
alle
dieci
volte
più
diffusa
dell’anoressia.
Come
l’anoressia,
è
compresa
come
un
disturbo
dello
sviluppo,
anche
se
tende
ad
emergere
un
po’
più
tardi.
La
maggioranza
dei
soggetti
bulimici
sviluppa
per
la
prima
volta
i
sintomi
tra
i
16
e
i
20
anni,
nell’ultimo
periodo
della
scuola
superiore
o
nei
primi
anni
di
università;
ma
il
disturbo
non
si
limita
a
questa
categoria
di
individui.
Molte
donne
meno
giovani,
alcune
delle
quali
sono
apparentemente
persone
efficienti
e
di
successo,
rimangono
invischiate
in
una
situazione
di
sovralimentazione,
ricorso
a
purghe
e
ossessione
per
il
peso,
che
riescono
a
tenere
accuratamente
nascosta
per
anni. La
difficoltà
centrale
sarebbe
rappresentata
dalla
separazione
dalla
famiglia,
dall’ingresso
nel
mondo
degli
adulti
e
dalle
minacce
che
queste
difficoltà
pongono
al
senso
di
identità
personale. A
differenza
delle
anoressiche,
che
tendono
a
sviluppare
fobie
in
campo
sessuale
e
ad
evitare
relazioni
sessuali,
le
bulimiche
tendono
ad
essere
sessualmente
attive. Questi
soggetti
variano
profondamente
quanto
a
struttura
della
personalità
e
costituiscono
probabilmente
un
gruppo
più
eterogeneo
di
quello
dei
soggetti
anoressici.
Alcune
caratteristiche
sono,
tuttavia,
comuni
ad
un
gran
numero
di
casi. Una
di
queste
caratteristiche
è
la
personalità
“falso
sé”,
organizzazione
della
personalità
“pseudoindipendente”.
La
personalità
falso
sé
ha
tipicamente
i
tratti
di
una
giovane
donna,
efficiente
e
di
bell’aspetto;
come
l’anoressica,
tende
ad
avere
successo
nella
scuola
e
nel
lavoro
e
appare
come
un
individuo
indipendente
e
valido.
Dietro
a
questa
apparenza
essa
è
turbata
da
sentimenti
di
bisogno,
dipendenza
e
scarsa
autostima.
Questa
scissione
nella
sua
identità
deriva
spesso
da
esperienze
infantili
in
cui,
a
causa
della
mancanza
di
figure
parentali
adeguate
(dovuta
a
situazioni
di
debolezza,
depressione
o
forme
di
dipendenza
da
droghe
nei
genitori),
ci
si
aspettava
da
lei
un
atteggiamento
“falsamente
maturo”
che
lasciava
poco
spazio
all’espressione
tanto
della
dipendenza
quanto
della
ribellione.
In
conseguenza,
questi
bisogni
riemergono
in
forma
scissa
e
nascosti
agli
altri,
e
costituiscono
quanto
viene
di
fatto
espresso
nell’orgia
alimentare
e
nel
successivo
svuotamento
dello
stomaco
dei
bulimici:
è
solo
nel
privato
della
cucina
e
del
bagno
che
il
soggetto
bulimico
può
abbandonare
l’apparenza
di
perfezione
e
lasciarsi
andare. Alcune
bulimiche,
invece,
hanno
personalità
“borderline”
più
gravemente
disturbate
dal
punto
di
vista
psicologico,
per
le
quali
il
comportamento
bulimico
serve
per
allontanare
una
sensazione
inquietante
di
frammentazione
della
personalità
ed
è
analogo
ad
una
intera
serie
di
sintomi
auto
distruttivi
quali
alcolismo,
automutilazione,
e
promiscuità
sessuale.
Altre
bulimiche
sono
affette
sostanzialmente
dei
più
comuni
conflitti
adolescenziali,
per
esse
la
bulimia
è
tendenzialmente
un
sintomo
passeggero
e
superficiale,
e
perciò
è
più
facile
da
eliminare. Sostanzialmente
la
bulimia
è
il
percorso
finale
comune
attraverso
il
quale
può
essere
espressa
tutta
una
varietà
di
problematiche
dello
sviluppo.
Comunque
tutti
i
bulimici
hanno
in
comune
l’ossessione
per
il
peso
e
la
forma
del
corpo. Come
l’anoressia,
la
bulimia
può
facilmente
diventare
cronica:
più
a
lungo
la
persona
la
mantiene
più
è
difficile
rimuoverla.
Il
ciclo
cronico
di
indigestione
e
purga
può
capovolgere
il
normale
equilibrio
dei
meccanismi
regolatori
della
fame
e
della
sazietà.
Questa
perdita
di
regolazione
può
a
sua
volta
rendere
l’intensità
degli
episodi
bulimici
più
marcata,
considerando
che
sia
l’eccesso
di
cibo
che
il
vomito
possono
esercitare
potenti
effetti
di
rinforzo
immediato,
liberando
stati
di
sofferenza
e
tensione.
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