Ad oggi non sono
ancora del tutto chiare le cause che possono provocare la
sindrome dell'intestino irritabile, anche se dai risultati
di molte ricerche scientifiche sembra ormai certa una
correlazione diretta tra la malattia e il ripetersi nel
tempo di condizioni di stress psicologico, di
ansia e di agitazione.
Queste condizioni
psicologiche agirebbero più facilmente in un contesto di
sedentarietà, alimentazione disordinata e povera di fibre,
situazioni molto comuni nella società moderna.
I sintomi
Tra i più comuni,
i fastidi addominali come il meteorismo (sensazione
di gonfiore per presenza di aria nell'intestino), la
flatulenza e la tensione addominale, spesso
associati a nausea, cefalea, depressione, ansia, stanchezza,
difficoltà nella concentrazione o nello svolgimento delle
normali attività quotidiane.
È sempre presente la frequenza variabile dell'attività
intestinale con alterazione nella consistenza delle feci,
dalla stitichezza ostinata, alla diarrea alternata a
stitichezza e alla diarrea cronica.
La Sindrome
Proprio in base
ai sintomi avvertiti, si distinguono grossolanamente due
tipi di sindrome: quella definita da colon spastico e
quella da diarrea non dolorosa.
Nella sindrome del colon spastico si hanno movimenti
intestinali molto variabili. Di solito i soggetti colpiti
avvertono un forte dolore alternato a remissione, associato
a stitichezza o a periodi di forte diarrea.
Il dolore, in genere, si risolve con l'evacuazione e molte
volte viene innescato dall'ingestione di particolari cibi
variabili da paziente a paziente.
Nella forma chiamata diarrea non dolorosa si presenta
una diarrea "urgente", che nella gran parte dei casi si
verifica durante o appena dopo i pasti. Nelle forme più
gravi e persistenti può presentarsi anche incontinenza
fecale e, raramente, anche diarrea notturna.
Come accade per molte malattie i cui sintomi possono essere
molto diversi da persona a persona, anche nella colite la
diagnosi non è sempre facile.
Gli stessi sintomi, infatti, potrebbero essere presenti,
oltre che nella SIL, in altre malattie infiammatorie quali
il Morbo di Crohn, la colite ulcerosa, la diverticolite.
Tutte queste sono pure malattie infiammatorie intestinali,
ma ben diverse dalla sindrome dell'intestino irritabile, non
fosse altro perché vi si riscontrano lesioni intestinali
caratteristiche che non si presentano nella SIL.
Tuttavia, il primo passo da fare per chi soffre di questi
sintomi è uguale per tutti: con l'aiuto del proprio medico
di famiglia occorre recarsi dal gastroenterologo, che
tramite vari esami potrà fare una diagnosi corretta del
disturbo.
Terapia
Il trattamento della sindrome dell'intestino irritabile è
volta al miglioramento dei sintomi. L'arma più efficace è il
miglioramento delle condizioni psicologiche, con una
riduzione dello stress e la conduzione di una vita più
tranquilla e rilassata.
Alimentazione
Per quanto
riguarda la dieta, in genere la colite è aggravata o
innescata da particolari alimenti che possono essere molto
diversi da paziente a paziente: le indicazioni generali
spesso non funzionano ed è il paziente stesso, con l'aiuto
del medico, che deve capire quali alimenti evitare e quali
preferire.
Gli alimenti a rischio sono il latte, i formaggi stagionati,
gli insaccati, i cibi molto grassi ed elaborati, la frutta
secca, alcuni tipi di frutta (kiwi, melone, ciliegie, ribes,
frutti di bosco, fichi, prugne fresche, banane, albicocche,
uva, agrumi, anguria) e verdura (radicchio, indivia, sedano,
funghi, peperoni, fave, melanzane, prezzemolo, porri, aglio,
carciofi, asparagi, zucca, cipolla) fresca, bibite gassate e
alimenti contenenti caffeina.
I farmaci
(antispastici,
antidiarroici e agenti che aumentano la massa fecale) vanno
usati il meno possibile e non devono mai essere usati troppo
a lungo poiché causano assuefazione (soprattutto i
lassativi).